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Il piano per il profitto di Letta e la rappresentanza del lavoro

Il " piano per il lavoro " del governo Letta promette tanti nuovi posti di lavoro grazie ad incentivi temporanei alle assunzioni di giovani e grazie ad una maggiore flessibilità in entrata. Sono previsti, ad esempio, bonus limitati a 18 mesi per chi assume giovani in determinate condizioni e la riduzione degli intevalli di tempo per i rinnovi dei contratti a tempo determinato.  Come sottolinea Tito Boeri , però, gli sgravi temporanei si sono dimostrati inefficaci in passato: i posti aggiuntivi sono pochissimi e che ne beneficiano soprattutto imprese che avrebbero comunque fatto assunzioni. Neanche la maggiore flessibilità si è finora dimostrata efficace nel creare posti di lavoro. Come spiegava Emiliano Brancaccio , gli studi dell'OCSE non sono riusciti a dimostrare che maggiore flessibilità si traduce in maggiore occupazione. Come già spiegato in altri post , questo genere di politiche ha come conseguenza, invece, la caduta dei salari e rischia di accentuare una g...

Le priorità di un governo/3

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Lo studio " Gini-Growing inequality impact " classifica l'Italia al secondo posto in Europa per diseguaglianze nella distribuzione dei redditi. Secondo i ricercatori, inoltre, i ricchi sono sempre più ricchi, mentre i poveri sono sempre più poveri e la ricchezza si sposta sempre più nei portafogli della popolazione più anziana, a scapito delle nuove generazioni. Il grafico che riassume questi risultati dello studio, riportato di seguito, è una triste fotografia del nostro Paese. La disuguaglianza crescente è un problema grave, sociale ma anche economico, ed è considerato tra i principali fattori scatenanti la crisi economica del 2008 e, dunque, ogni governo dovrebbe fare della battaglia per l'uguaglianza la sua priorità .  L'articolo che apre questo post, in particolare, riconosce l'importante ruolo dell'istruzione per una battaglia del genere, ma spiega anche che i nuovi entrati nel mondo del lavoro sono più istruiti ma meno garantiti e, di ...

Ringraziamenti

E stiamo ancora qui, ad ascoltare Berlusconi che agita la sua bandiera elettorale, l' abolizione dell'Imu , neanche fosse la panacea per tutti i mali. Anzi, sbilanciamoci.info suggerisce che passi indietro sull'imposta sposterebbero risorse dai più poveri ai più ricchi, dai più giovani ai più anziani e dalle periferie al centro. Senza contare che una manovra dagli effetti così regressivi, che comporterebbe miliardi in meno nel bilancio dello Stato, dovrebbe essere compensata comunque da maggiori entrate fiscali altrove. Inutile ricordare la promessa da marinaio con cui Berlusconi assicurava di restituire l'Imu di tasca propria . Cabaret. Si dovrebbe discutere di come costruire l'Europa per ottenere una strategia coordinata di uscita dalla crisi economica e, invece, qui si sta dietro alle bandiere elettorali di una persona/partito (che quasi si equivalgono). E, dunque, due ringraziamenti sentiti per quest'altro governo semi-berlusconiano: tante grazie al Pd ...

Il senno di poi

Bersani ammette che non rompere con Monti è stato un grosso errore in campagna elettorale. Su questo blog si auspicava la rottura tra il Pd e l'ex premier già prima che questi scendesse (o salisse) in campo, quando scrivevo : " Se (...) dichiara guerra (...) al Pd, sarà un'occasione d'oro. La coalizione di centrosinistra avrebbe l'opportunità di puntare i fucili contro la sua agenda e il suo operato, recuperare una grossa fetta dell'elettorato di Sinistra e voltare pagina in Italia e in Europa" . Allo stesso tempo, però, mi rendevo conto di chiedere troppo: "dubito che ciò avvenga, dato che il maggior partito della coalizione ha votato i provvedimenti del governo Monti fino a poco fa e dato che pullula ancora di montiani" . Una previsione tristemente azzeccata. L'occasione, ricordiamolo, si è presentata più volte, dato che Monti non ha mai risparmiato attacchi al Pd e ai suoi alleati, soprattutto sul tema lavoro , e non è mancato nean...

Che si fa?

Giorgio La Malfa , sul Sole 24 Ore, analizza la situazione italiana e, in particolare, le Considerazioni finali della Banca d'Italia. Dinanzi ad un quadro economico desolante (fra il 2012 e il 2007, l'anno che precede l'inizio della grande crisi, si registra una riduzione del 7% del Pil e il raddoppio del tasso di disoccupazione) e dinanzi al fatto che la stessa Banca d'Italia certifica che il rientro accelerato dal deficit ha avuto effetti negativi, l'autore spiega che la crisi non può che essere battuta con una iniezione di domanda aggregata fatta attraverso il deficit pubblico.  Il problema, argomenta l'economista, è che la stessa Bankitalia lo esclude a causa del problema dei rinnovi annuali dello stock del debito pubblico e, di conseguenza, si chiede perchè mai il dibattito politico non si concentri sui modi in cui si possa allentare questo vincolo. Secondo La Malfa, "non si sfugge all'impressione amara che le autorità italiane siano rassegnate ...

Debito pubblico, ripetete una bugia e diventerà verità, Corriere dell'Irpinia

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Debito pubblico, ripetete una bugia e diventerà verità Corriere dell'Irpinia, 07/06/2013

Le larghe intese in 24 ore

In una sola giornata, quella di ieri, compaiono tre analisi su lotta all'evasione fiscale, lavoro e pensioni, tirando in ballo il precedente governo. I temi citati non sono neanche temi qualsiasi, ma i pilastri su cui si basava l'azione dell'esecutivo Monti. Sfogliando i giornali di stamattina (o leggendo sin da ieri le notizie del giorno su internet) si scopre che: - secondo la Corte dei Conti , la strategia di contrasto all'evasione fiscale messa in piedi nella scorsa legislatura fa acqua da tutte le parti; - secondo l' Ilo , la percentuale dei contratti precari è probabilmente aumentata a seguito della riforma Fornero; - secondo la Ragioneria generale dello Stato, la riforma del 2011 avrebbe messo sotto controllo la spesa per pensioni, ma a costo di ulteriori riduzioni degli assegni futuri (e, preciserei, a costo di sacrificare l'equità, la giustizia sociale e gli "esodati"). In un solo giorno, una fotografia esauriente e poco allegra d...

Uguaglianza come priorità, Corriere dell'Irpinia

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Uguaglianza come priorità  Corriere dell'Irpinia, 22 05 2013  

Cari grillini

cari grillini,  non vi pare sia giunta l’ora di emanciparsi e ribellarsi all’ assenza di trasparenza e alla gestione proprietaria del Movimento? La base del Pd, almeno, ci prova a cambiare le cose storte e dimostra una certa coscienza critica nei confronti dei propri vertici... giusto per salvare quello che c'è di buono.

Crollano i miti dell'austerità, Corriere dell'Irpinia

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Crollano i miti dell'austerità  Corriere dell'Irpinia,  07//05/2013

Quirinale

Colpi di scena e tradimenti. Un romanzo senza lieto fine. Prefazione Il Pd, con Bersani, ha tentato, se pur timidamente, la strada della socialdemocrazia. L'ex ministro ha creato una segreteria di giovani di sinistra, come Fassina, Orfini o Orlando, e cercato alleati a sinistra, come Sel. Le primarie lo hanno visto trionfare contro Renzi e le parlamentarie hanno visto trionfare soprattutto giovani di sinistra. Ma la resa dei conti è ancora da venire. La tattica Pd e Sel si riuniscono per decidere il proprio candidato alla presidenza della Repubblica. Il partito di Vendola e parte dei renziani decidono di non partecipare alla votazione perchè Bersani sponsorizza Franco Marini, che pare sia il nome di intesa col Pdl. La base, infatti, si ribella all'istante e invoca Rodotà. Il giurista, è bene ricordarlo, ha detto no al tav e sì all'acqua pubblica, no al pareggio di bilancio in Costituzione e sì al reddito di cittadinanza. E questo ci dice che, in realtà, c'entra ...

Crollano i miti dell'austerità

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Uno studio del 2010 di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff dimostrava, sulla base di un'ampia comparazione storica, l'esistenza di uno stretto rapporto fra livello del debito pubblico e crescita. Quando il rapporto fra debito/Pil supera il 90% si aprirebbe la recessione: storicamente, in media, una contrazione dello 0,1%. Da qui, tutti a ridurre il debito pubblico. Lo studio, però, conteneva errori di calcolo . Gli economisti dell'Università del Massachusetts-Amherst hanno rifatto i conti e scoperto che storicamente, in media, i Paesi con un debito superiore al 90% crescono del 2,2%. Uno studio del 1990 di Francesco Giavazzi e Marco Pagano , che ha ispirato molte ricerche negli anni successivi, analizzava le politiche fiscali europee adottate durante gli anni Ottanta con particolare riferimento ai casi più estremi di Danimarca e Irlanda. I risultati suggerivano che politiche di consolidamento del bilancio pubblico di grandi dimensioni e decisivi sul lato della spesa avr...

L'alternativa

Un articolo di Stefano Perri pubblicato su economiaepolitica.it, dimostra con numeri e grafici la rilevanza della carenza di domanda nella crisi del nostro Paese. Nel tentativo di semplificare e sintetizzare al massimo, schematizzo alcuni punti chiave del pezzo che vengono spesso sottovalutati, o addirittura rinnegati, nel dibattito pubblico. In Italia, dagli anni ’90 ad oggi: 1) la spesa per i consumi finali dello Stato cresce meno della media europea; 2) la spesa per i consumi privati cresce meno della media europea e infatti: - le disuguaglianze nella distribuzione del reddito sono più alte che nel resto d’Europa; -  i salari sono cresciuti molto meno che nel resto d’Europa. Che conclusioni trarre? Direi: basta austerity e basta tagli alla spesa pubblica , basta precarietà che serve solo ad abbattere i salari, basta politiche classiste di destra che aumentano le disuguaglianze.  Di cosa c'è bisogno? Più spesa pubblica da finanziare, ad esempio,...