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L'alternativa

Un articolo di Stefano Perri pubblicato su economiaepolitica.it, dimostra con numeri e grafici la rilevanza della carenza di domanda nella crisi del nostro Paese. Nel tentativo di semplificare e sintetizzare al massimo, schematizzo alcuni punti chiave del pezzo che vengono spesso sottovalutati, o addirittura rinnegati, nel dibattito pubblico.

In Italia, dagli anni ’90 ad oggi:
1) la spesa per i consumi finali dello Stato cresce meno della media europea;
2) la spesa per i consumi privati cresce meno della media europea e infatti:
- le disuguaglianze nella distribuzione del reddito sono più alte che nel resto d’Europa;
i salari sono cresciuti molto meno che nel resto d’Europa.


Che conclusioni trarre? Direi: basta austerity e basta tagli alla spesa pubblica, basta precarietà che serve solo ad abbattere i salari, basta politiche classiste di destra che aumentano le disuguaglianze. 

Di cosa c'è bisogno? Più spesa pubblica da finanziare, ad esempio, stampando moneta e, quindi, unendo le forze in Europa per ottenere una riforma radicale della Banca centrale europea, oppure, più rapidamente, con maggiori tasse, visto che hanno in genere un impatto inferiore sul Pil rispetto alla maggiore spesa che vanno a finanziare (come spiegano Haavelmo e qualche ricerca recente). Più potere d'acquisto alle fasce più deboli della società, quelle con maggiore propensione al consumo, ad esempio tramite un reddito minimo, fattibile secondo gli economisti de lavoce.info, tramite una tassazione più progressiva, anche osando aliquote marginali al 70% e più come avveniva in economie di successo in passato, tramite una riforma del lavoro che riequilibri i rapporti di forza tra lavoro e capitale ecc. ecc.

L'alternativa c'è. Bisogna conoscerla, pretenderla, e la politica risponderà.
 

 

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