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Il senno di poi

Bersani ammette che non rompere con Monti è stato un grosso errore in campagna elettorale. Su questo blog si auspicava la rottura tra il Pd e l'ex premier già prima che questi scendesse (o salisse) in campo, quando scrivevo: "Se (...) dichiara guerra (...) al Pd, sarà un'occasione d'oro. La coalizione di centrosinistra avrebbe l'opportunità di puntare i fucili contro la sua agenda e il suo operato, recuperare una grossa fetta dell'elettorato di Sinistra e voltare pagina in Italia e in Europa". Allo stesso tempo, però, mi rendevo conto di chiedere troppo: "dubito che ciò avvenga, dato che il maggior partito della coalizione ha votato i provvedimenti del governo Monti fino a poco fa e dato che pullula ancora di montiani". Una previsione tristemente azzeccata. L'occasione, ricordiamolo, si è presentata più volte, dato che Monti non ha mai risparmiato attacchi al Pd e ai suoi alleati, soprattutto sul tema lavoro, e non è mancato neanche il campanello d'allarme dei sondaggi che, con un'analisi ad hoc, avrebbe suggerito discontinuità piuttosto che strada intrapresa. 
E ora, col senno di poi, Bersani sembra ammettere l'errore. Dato che non credo di avere capacità previsionali migliori dei suoi collaboratori, credo che la verità sia un'altra. 
I flirt con Monti erano il prezzo da pagare ai moderati del Pd, quelli che definivamo "montiani", per aver portato voti alle primarie per il candidato premier del centrosinistra al segretario e, ovviamente, per tenere insieme un partito eterogeneo come il Pd. Semplificando, c'era (e c'è) chi vuole portare il Pd verso la socialdemocrazia e chi verso i popolari e liberali. Bersani, ad esempio, è uno di quelli che ha tentato la prima strada, ma ha fallito. Ora si rimescolano le carte e documenti e dichiarazioni varie servono per contarsi e disegnare il Pd del futuro. 
La mia speranza è che il prossimo congresso sia decisivo e netto, che dia una forte identità al partito. Se dopo il congresso non ci saranno importanti esodi dal Pd, vorrà dire che non è stata fatta alcuna scelta in questo senso e che il Pd resterà quello di sempre: un compromesso perenne tra anime troppo diverse, ma anche un importante ostacolo alla formazione di una grande forza politica di Sinistra laica e antiliberista. In caso di congresso decisivo e netto, questa forza potrebbe nascere, a seconda degli esiti della conta interna al Pd che sta avvenendo in questi mesi pre-congresso, all'interno del partito oppure al di fuori di esso grazie al contributo dei suoi esodi. Sarebbe il caso, intanto, che le forze frammentate della Sinistra fuori dal Pd, da Sel alla Fiom passando per i movimenti, si organizzassero e giocassero la partita al meglio.

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