Post

Contro Trump l'anti-protezionismo non funzionerà

Immagine
I nuovi dazi imposti dal presidente degli USA Donald Trump hanno trovato la decisa opposizione dei leader europei presenti in questi giorni a Davos . L'accusa principale che è stata mossa al tycoon è quella di minacciare il libero scambio e la globalizzazione . La strategia dei nemici di Trump rischia però di essere controproducente. L'analisi del voto delle ultime elezioni USA ha chiaramente rivelato che le aree che ha conquistato Trump sono quelle colpite da anni di deindustrializzazione e crescita delle diseguaglianze , ossia quelle dove si concentrano i cd. perdenti della globalizzazione , sempre più poveri, inascoltati e disillusi. Sentimenti molto simili sono ormai presenti in molti dei paesi sviluppati anche in Europa. A guardare la realtà, in effetti, anni di liberalizzazione dei movimenti delle merci e dei capitali non hanno portato maggiore uguaglianza nel mondo e questo ce lo dice, ad esempio, il rapporto Oxfam . La quota della ricchezza prodott...

Debito pubblico: le controverse teorie della Commissione europea

Immagine
La Commissione europea ha di recente imposto al governo italiano di approvare una nuova manovra correttiva per ridurre il proprio deficit di bilancio . In altre parole, ci viene chiesto ancora una volta di rispettare rigidi vincoli sui conti pubblici con l’obiettivo dichiarato di abbattere progressivamente il debito pubblico [1] .  Dietro queste “raccomandazioni” si celano teorie economiche di ispirazione neoclassica  che la stessa Commissione europea ha richiamato espressamente nei propri documenti ufficiali [2] . Continua su Economia e Politica

La competitività italiana. Le imprese, i territori, le cittàmetropolitane, AA VV, Franco Angeli

Immagine
Questo Rapporto prende in esame la competitività dei sistemi produttivi, dei territori e delle città metropolitane italiane mediante alcuni indicatori innovativi, che si propongono di superare le difficoltà teorico-metodologiche presenti nei più noti studi delle istituzioni internazionali. L’esame viene condotto mediante l’elaborazione di due indicatori relativi alla dotazione produttiva e al contesto territoriale, e di un indice sintetico che tiene conto di queste due “dimensioni” della competitività. Le elaborazioni muovono da dati ufficiali, si spingono al livello delle province e delle città metropolitane e i risultati sono di sicuro interesse. Emergono, infatti, informazioni nuove e un quadro del Paese meno consueto e più articolato rispetto alle rappresentazioni abituali, in cui ad esempio alcune realtà territoriali settentrionali registrano performance inferiori ad altre meridionali e in cui le disparità nelle dotazioni infrastrutturali e produttive delle città metropolitane em...

Brexit o remain? Ovvero la guerra commerciale anglo-tedesca (con Riccardo Realfonzo)

Immagine
Gli squilibri delle bilance commerciali e i profondi processi di divergenza in atto nell’Unione Europea: sono queste le ragioni macroeconomiche di fondo del referendum sulla Brexit. Questioni con le quali, qualunque sarà l’esito del referendum, l’Europa dovrà fare i conti. Il referendum sulla Brexit fa suonare un nuovo campanello d’allarme sugli squilibri macroeconomici che dominano l’Unione Europea. Come già rilevato dal “ monito degli economisti ” pubblicato nel 2013 dal  Financial Times , l’Europa è preda di  processi di divergenza  interna sempre più intensi, che allontano ogni giorno di più i Paesi periferici, Italia inclusa, dai ritmi di crescita della Germania. Questi squilibri crescenti interessano anche i conti con l’estero dei Paesi europei ed è qui che riposano le principali ragioni economiche che hanno spinto parte dei britannici a invocare una uscita dall’Unione. A ben vedere, infatti, il principale problema che investe il Regno Unito, accentuatosi...

La Grecia, i creditori, il debito

Immagine
Da quando nel 2010 la Troika è subentrata nella gestione della crisi greca, imponendo austerity in cambio di aiuti finanziari, il debito pubblico del Paese è cresciuto di circa il 21% rispetto al Pil (dati Ameco).  In particolare, le misure imposte dai creditori miravano a ridurre il debito pubblico tramite la realizzazione di surplus di bilancio anno per anno. In altre parole, tagliando la spesa pubblica ed aumentando le tasse la Grecia si sarebbe indebitata sempre meno e avrebbe anche ripagato gli aiuti finanziari concessi. Il problema è che questa ricetta non era e non è sostenibile. Da un lato, infatti, il debito pubblico in valore assoluto si è ridotto (-6% dal 2010 al 2015) ma, dall'altro, l' austerity ha provocato un crollo del Pil di ben il 22%. Se il Pil si riduce ad un ritmo superiore del debito, il rapporto Debito pubblico - Pil, ovviamente, cresce.  Ben venga dunque il taglio del debito che chiede Tsipras, messaggio politico di forte impatto mediatico, pu...

Yellen, per l'economia reale o per le banche?

Immagine
Perchè la Fed ha aumentato il tasso di interesse ? Sostenere che la ragione sia prevenire ed evitare una fiammata inflazionistica in seguito della riduzione della disoccupazione negli Usa è piuttosto azzardato, sia sul piano teorico che pratico.  Sul piano teorico, la riduzione dei tassi di disoccupazione comporta necessariamente inflazione solo secondo scuole di pensiero mainstream . Secondo molte scuole eterodosse, al contrario, l'inflazione dipende prima dal conflitto distributivo che dall'occupazione in sè. In parole povere, in base al contesto storico e politico, il numero degli disoccupati sul totale della forza lavoro può anche ridursi ma non sufficientemente per far aumentare il potere negoziale dei lavoratori tanto da spingere su i salari (e con essi i prezzi). Sul piano pratico, le aspettative di inflazione oggi sono piuttosto basse. E allora perchè aumentare il tasso di interesse? Perchè rischiare di aggravare i costi di imprese e famiglie che si...

Il blog cambia

Meno post e più immagini. Meno parole e più pagine. Da ora in poi, il blog cambia stile: i post saranno forse più rari, ma anche più sintetici e più mirati. Le pubblicazioni saranno elencate nella pagina Pubblicazioni , accanto alla nuova pagina  Chi sono .     Si tenta di fare un blog più snello e di classe (nel senso socio-economico, s'intende). 

The Real Effects of a Euro Exit: Lessons from the Past (w/ Riccardo Realfonzo), International Journal of Political Economy

Immagine
Abstract:  In the debate between supporters and critics of the euro, the opposing ideological extremes have gotten it wrong. The most important lesson we can learn from the experience of the past is that the outcome, in terms of growth, distribution, and employment, depends on how a country remains in the euro; or, in the case of a euro exit, on the quality of the economic policies that are put in place once the country regains control of monetary and fiscal matters, and not on the fact of abandoning the previous exchange system. At the same time, historical experience suggests that countries with higher per capita income and more stable political institutions would be more likely to benefit from a euro exit.   Link:  International Journal of Political Economy Realfonzo R., Viscione A., “The Real Effects of a Euro Exit: Lessons from the Past”, International Journal of Political Economy, 2015, vol. 44, n. 3, pp. 161-173, ISSN 0891-1916

Costi ed efficienza dell’amministrazione pubblica italiana nel confronto internazionale (w/ Riccardo Realfonzo), Rivista Giuridica del Lavoro e della Previdenza sociale

Immagine
Abstract: Nel contributo, gli Autori dimostrano come, dal confronto internazionale, il numero complessivo e le retribuzioni dei lavoratori pubblici italiani non risultino elevati. Cio nonostante, negli ultimi anni si è assistito a rilevanti tagli orizzontali della spesa per la p.a. nella logica esclusiva di riequilibrare le finanze pubbliche, senza procedere alla riorganizzazione dei servizi. La pubblica amministrazione italiana ha invece problemi di efficienza che possono essere risolti attraverso la riqualificazione della spesa e alcuni investimenti nel ricambio generazionale. Link: Rivista Giuridica del Lavoro e della Previdenza sociale Realfonzo R. e Viscione A., “Costi ed efficienza dell’amministrazione pubblica italiana nel confronto internazionale”, Rivista Giuridica del Lavoro e della Previdenza sociale , 2015, n. 3, pp. 497-515, ISSN 0392-7229. LEGGI TUTTI I POST SULLA  PUBBLICA AMMINISTRAZIONE  C LICCA QUI

The Effects of a Euro Exit on Growth, Employment, and Wages (w/ Riccardo Realfonzo), Levy Economics Institute

Immagine
Abstract: A technical analysis shows that the doomsayers who support the euro at all costs and those who naively theorize that a single currency is the root of all evil are both wrong. A euro exit could be a way of getting back to growth, but at the same time it would entail serious risks, especially for wage earners. The most important lesson we can learn from the experience of the past is that the outcome, in terms of growth, distribution, and employment, depends on how a country remains in the euro; or, in the case of a euro exit, on the quality of the economic policies that are put in place once the country regains control of monetary and fiscal matters, rather than on abandoning the old exchange system as such. It all depends on how a country stays in the eurozone, or on how it leaves if need be. Link: Levy Economics Institute Realfonzo R. e Viscione A., “The effects of an exit from the euro on growth, employment andwages”, Levy Economics Institute, 2015, working paper n....

Perchè l'abenomics delude: QE ed austerità

Immagine
Durante una prima fase dell’Abenomics, il Giappone adotta politiche fiscali e monetarie espansive con effetti positivi su crescita e inflazione. Successivamente, il governo aumenta la tassa sui consumi, affidando il compito di stimolare la ripresa alla sola politica monetaria, e il Giappone si riscopre presto in recessione. Un monito per l’eurozona ai tempi del Quantitative Easing di Draghi. Continua su Economia e Politica Durante una prima fase dell’Abenomics, il Giappone adotta politiche fiscali e monetarie espansive con effetti positivi su crescita e inflazione. Successivamente, il governo aumenta la tassa sui consumi, affidando il compito di stimolare la ripresa alla sola politica monetaria, e il Giappone si riscopre presto in recessione. Un monito per l’eurozona ai tempi del Quantitative Easing di Draghi. - See more at: http://www.economiaepolitica.it/politiche-economiche/perche-labenomics-delude-qe-ed-austerita/#sthash.H4gDQjK6.dpuf Durante ...

Gli effetti di un’uscita dall’euro su crescita, occupazione e salari

Immagine
L’analisi tecnica dimostra che hanno torto sia i catastrofisti sostenitori dell’euro senza se e senza ma sia gli ingenui teorici della moneta unica come origine di tutti i mali. L’euroexit potrebbe essere una strada per tornare a crescere, ma al tempo stesso cela gravi rischi, soprattutto per il mondo del lavoro. A ben vedere, tutto dipende da come si resta nell’euro e da come, eventualmente, se ne esce.  Continua su Economia e Politica L’analisi tecnica dimostra che hanno torto sia i  catastrofisti sostenitori dell’euro senza se e senza ma  sia gli ingenui teorici del la moneta unica come origine di tutti i mali. L’euroexit potrebbe essere una strada per tornare a crescere, ma al tempo stesso cela gravi rischi, soprattutto per il mondo del lavoro. A ben vedere, tutto dipende da come si resta nell’euro e da come , eventualmente, se ne esce. - See more at: http://www.economiaepolitica.it/primo-pian...

Eurocrisi: il conto alla rovescia non si è fermato

Immagine
L’Unione monetaria europea sta accelerando la corsa verso la deflagrazione. Con la crisi intervenuta sul finire del 2007, l’eurozona non è più cresciuta e i processi di divergenza tra le aree centrali e quelle periferiche si sono intensificati, divenendo quasi irresistibili. La tesi della Commissione Europea – secondo cui la moneta unica e l’integrazione commerciale, combinate con le politiche di austerità e la flessibilità del mercato del lavoro, aumenterebbero la coesione tra i Paesi Europei – ha perso ogni credibilità.[1] È ormai evidente che, continuando con le politiche attuali, e con l’impossibilità di compensare gli squilibri macroeconomici mediante le svalutazioni, l’esplosione dell’euro è solo una questione di tempo, come se avessimo da tempo innescato una bomba a orologeria.  Continua su Economia e Politica  

L'austerità perde sponsor, ma non è finita

Il Corriere della Sera, che pubblica regolarmente contributi di Alesina e Giavazzi in favore dei tagli alla spesa pubblica, può essere considerato uno dei maggiori sponsor dell'austerità. Per questa ragione, può stupire che il quotidiano abbia pubblicato un articolo di Riccardo Realfonzo che, ricordando che l'economia è ripartita in paesi come USA e Giappone in cui la spesa pubblica è stata aumentata piuttosto che ridotta, informa i lettori dell'esistenza del referendum "stop austerità" . Se il rigore dei conti pubblici è diventato una sorta di dogma da rispettare ad ogni costo, infatti, molto è dovuto all'appoggio mediatico di cui gode da anni. Sono in molti, ad esempio, ad essere convinti che l'Italia abbia una spesa pubblica troppo elevata, ma i dati dimostrano il contrario: la spesa di scopo (al netto degli interessi sul debito) è inferiore alla media europea sia se calcolata in percentuale al Pil sia se calcolata pro-capite e, in realtà, è og...

Fuori dal carro

Non può che dispiacere l’esodo da Sel al Pd. Così come non può che dispiacere l’esodo dalle varie correnti del Pd alla corrente renziana. Nulla contro Renzi, ovviamente. Lui e il suo governo, però, non hanno certo bisogno di altri supporter ma, al contrario, di un’opposizione. Tra i tanti buoni propositi, infatti, ci sono anche tante misure , come la precarizzazione del lavoro o le privatizzazioni, che meritano solo e soltanto opposizione. E, se fuori dal carro del vincitore sono sempre di meno, chi la farà?