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Del Sessantotto e di altri demoni


A 50 anni esatti dall’esplosione dei celebri moti del Sessantotto il mondo ricorda gli eventi di quell’anno e si interroga sulle loro concrete conseguenze socio-politiche. Vi è chi sostiene che quella sia stata la miccia per molte delle successive conquiste della classe lavoratrice e chi, al contrario, sostiene che in quel movimento si trovi l’origine dell’esplosione dell’individualismo e del liberismo dei nostri tempi.

Thomas Piketty, autore del celebre Le capital au XXIe siècle, nel suo blog su Le monde sostiene con fermezza che il ’68 francese fu tra le principali cause della riduzione delle disuguaglianze sociali in Francia. Secondo l’economista, dal 1945 al 1967 l’economia della fase post-bellica è cresciuta ma con scarsa attenzione al tema dell’uguaglianza, tanto da veder crescere la quota profitti sul Pil sempre più della quota salari. Il maggio ’68 è stato un punto di rottura: le rivendicazioni di studenti ed operai hanno portato ad una drastica riduzione delle disuguaglianze che è durata fino agli anni Ottanta. Piketty “salva” il Sessantotto ed auspica un nuovo internazionalismo orientato all’uguaglianza più che un ritorno allo spirito e alle rivolte dell’epoca.

Ma, al di là di ogni processo al fenomeno del ’68, qual è oggi il trend della giustizia sociale? Di recente Eurostat ha misurato la quota di reddito disponibile percepito dal 20% della popolazione più ricca rispetto a quella ricevuta dal 20% meno ricco paese per paese. In altri termini, per fare un esempio, se i più ricchi percepiscono il doppio rispetto ai più poveri l’income quintile share ratio calcolato da Eurostat sarà pari 2.

I dati ci dicono che, ad esempio, in Italia il quinto della popolazione più ricca ha un reddito 6,3 volte superiore a quello del quinto meno ricco. Si tratta di dato superiore alla media dell’Unione europea (5,2) e, come mostra il grafico, decisamente in crescita negli ultimi anni. Mentre in Italia c’è chi dalla crisi ha perso molto di più di qualcun altro, la forbice della disuguaglianza con l’Ue si allarga sempre di più.


Fonte: mie elaborazioni su dati Eurostat

Come invertire il trend? Cancellare la precarietà istituita per legge, tassare progressivamente i redditi più alti, lottare contro il dumping salariale e fiscale, ampliare il welfare state, garantire il diritto all’istruzione. Il dibattito è aperto ma una cosa è certa: rivendicare uguali opportunità è il primo passo.

Twitter: @AngelantonioVis

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