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Uguaglianza nemica di Produttività? Solo nella mitologia liberista.

L'economista Riccardo Puglisi, redattore de lavoce.info ed editorialista del Corriere della Sera e Linkiesta, in un tweet attribuisce a quelli che definisce "egualitarismo sciocco" e "keynesismo sciocco" la responsabilità principale della bassa produttività italiana.
Dietro il suo commento si celano fiumi di teorie economiche d'ispirazione neoclassico-liberista che ci aiutano a capire perchè - in fin dei conti - non può essere l'egualitarismo - sciocco o smart che sia -  il nemico numero uno della produttività.
L'economista spiega nel tweet che senza la possibilità di divari anche ampi nella distribuzione del reddito mancherebbe persino lo stimolo ad aumentarla la produttività. E' per questo che politiche di redistribuzione del reddito fortemente egualitaristiche sarebbero - secondo questa logica - dannose per la la crescita economica. Questa riflessione ci spiega però soprattutto quale sia l'idea di distribuzione che ha sposato l'economis…

Banche, bail-out e politica economica

La prossima banca italiana ad essere salvata dallo Stato sarà - a quanto pare - la Cassa di risparmio di Genova e Imperia, meglio nota come Carige. Un coro di voci si è già levato per criticare l'ennesimo bail-out che sarà realizzato con i soldi pubblici dei contribuenti. Ricordiamo, ad esempio, che il salvataggio delle banche venete ha pesato secondo Eurostat ben 4,7 miliardi sul deficit pubblico e ben 11,2 miliardi sul debito pubblico. D'altro canto, era ed è possibile fare diversamente? I salvataggi bancari ci sono stati in tutto il mondo dopo la crisi del 2008 ed anche per cifre decisamente maggiori. 

La verità è che, in assenza di un sistema bancario solido, il settore privato non riesce ad accedere facilmente al credito di cui ha bisogno per far partire un ciclo produttivo, in particolar modo in periodi di crisi economica come quello che stiamo attraversando. Piaccia o no, il processo produttivo delle moderne economie capitalistiche regge sulle concessioni di credito che …

V Congresso Nazionale ADI

Congresso ADI | Si è concluso ieri a Roma il V Congresso Nazionale dell'ADI. Presso il Teatro Pier Paolo Pasolini, nella Casa dello Studente De Lollis, il 15 e 16 dicembre scorsi l’associazione ha discusso e votato emendamenti al proprio Statuto e al proprio Regolamento e si è confrontata sui risultati raggiunti negli scorsi anni e sulle battaglie da affrontare nel prossimo futuro, dal superamento del dottorato senza borsa, alla riforma del pre-ruolo, alla valorizzazione del titolo nella scuola, nella pubblica amministrazione e nelle imprese. Dopo gli interventi dei rappresentanti di ARTeD, FLC-CGIL, Libera, Link, Rete 29 Aprile, Rete della Conoscenza e UDU il Congresso ha eletto il nuovo Consiglio Nazionale dell’ADI ed il nuovo Segretario, Matteo Piolatto. La nuova segreteria è composta da Lucia BaldinoLorenzo FattoriLuciana FortiNicolò FuccaroEleonora Priori e Angelantonio Viscione.

da dottorato.it

Il #goofy7 tra sovranismo e euroscetticismo: la cronaca

Al #goofy7 Alberto Bagnai guida l'evento 2018 di Asimmetrie. Una forte critica all’attuale assetto istituzionale della zona euro ha pervaso tutte le sessioni della conferenza, ma le differenze emergono quando si parla di sovranismo nazionale.
Si è svolta nel fine settimana la conferenza annuale “Euro, mercato, democrazia” dell’associazione Asimmetrie, il noto think tank guidato dall’economista Alberto Bagnai che da quest’anno è senatore della Lega e presidente della commissione Finanze del Senato. Giunto ormai alla settima edizione, l’evento intitolato “Sovrano sarà lei!” si è svolto al Centro Congressi del Serena Majestic a Montesilvano (PE). Tra i relatori ospiti internazionali come Jacques Sapir e Brigitte Granville, giuristi come Alessandro Somma e scrittori-analisti come Riccardo Ruggeri, oltre che economisti, giornalisti e politici. Centrale nella due-giorni di Asimmetrie il tema dell’economia e dell’unione monetaria europea. Continua su Start Magazine @AngelantonioVis


Le fantasie di Edmund Phelps

Sul Wall Street Journal, l'economista Edmund Phelps firma un lungo editoriale intitolatoThe Fantasy of Fiscal Stimulus in cui cerca di dimostrare che le politiche fiscali espansive non sono efficaci contro una crisi economica.
Phelps accenna anche all'Italia e sostiene che proprio la dissolutezza fiscale dello Stato ha minato la fiducia del settore privato e contribuito ad impedire la ripresa del paese. Al contrario, gli Stati Uniti sarebbero usciti dalla crisi grazie ad un'endemica capacità innovativa del proprio sistema economico.
Il confronto tra il saldo del bilancio pubblico dei due paesi racconta però tutta un'altra storia. Come mostra la figura, chi ha fatto politiche espansive in deficit per affrontare la crisi del 2008 sono proprio gli Stati Uniti mentre l'Italia, al contrario, registra quasi sempre addirittura avanzi di bilancio*. 
Ns. elaborazioni su dati Ameco - Commissione europea
I dati non mostrano dunque alcuna dissolutezza fiscale per il nostro paese. …

Il pensiero economico dominante scopre la politica fiscale?

I modelli economici mainstream hanno commesso grandi errori di previsione, soprattutto durante gli anni della crisi, e questo ha spinto alcuni economisti a rivisitarli per avvicinarli maggiormente alla realtà. I cambiamenti proposti restano però vani: il pensiero economico dominante affonda comunque le sue radici in invadenti e controverse teorie neoclassiche.
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L'economia reale dietro la crisi finanziaria

Esattamente 10 anni fa, il 15 settembre 2008, la banca d’investimento Lehman Brothers, fondata nel lontano 1850 a Montgomery, dichiara bancarotta e innesca la più grande crisi globale dei nostri tempi.
Come noto, nel 2008 Lehman registra perdite senza precedenti attribuibili soprattutto alla famosa crisi dei mutui subprime, ossia quei mutui altamente rischiosi che vengono concessi a soggetti che non possono normalmente accedere ai tassi di interesse di mercato. Dal 2006 il tasso di insolvenza di questi mutui cresce vertiginosamente e contribuirà ad innescare la grande crisi.

All'origine di questa crisi finanziaria vi è dunque l'eccessivo indebitamento dei lavoratori americani su cui, in fin dei conti, si reggeva il modello di crescita dell'economia mondiale. 

Procediamo con ordine. Nei trent'anni precedenti lo scoppio della crisi, la forbice tra produttività e remunerazione del lavoro si allarga a causa di politiche adottate globalmente come  ad esempio l’apertura e dereg…

Squilibrio: recensione a Lucarelli e Romano (2017)

Stimolare la domanda e gli investimenti non sempre garantisce una crescita stabile del sistema economico. Lucarelli e Romano in “Squilibrio” (Ediesse, 2017) si servono dei preziosi contributi della teoria economica critica per spiegare la complessa dinamica dello sviluppo capitalistico e individuare il ruolo dello Stato nei cambiamenti strutturali dell’economia.
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Dimissioni da ADI Benevento

Nella giornata di oggi ho rassegnato ufficialmente le mie dimissionida Responsabile della Comunicazione e dal Direttivo di ADI Benevento
È stata una bella esperienza e sono felice di aver dato il mio contributo ad una giusta causa, ma le nostre strade divergono e da oggi non ricopro più alcun ruolo in ADI Benevento.


Grecia e austerità: l'Odissea non è finita

Dopo circa 8 anni, la Troika lascia ufficialmente la Grecia con un ultimo accordo: le scadenze su 96 miliardi di euro di prestiti (che ammontano al 40% del totale) vengono estesi di 10 anni, fino al 2032.
Non si tratta della fine dell'austerità per il popolo greco. Come si legge sul Financial Times, in cambio Atene dovrà perseguire una media di avanzi primari di bilancio del 2,2% del Pil fino al 2060 (e 3,5% fino al 2022). 
Il Fondo Monetario Internazionale è scettico sui nuovi target di bilancio e chiede ai governi dell'eurozona di ridurli all'1,5% del Pil. Ricordiamo infatti che il FMI ha già fatto un'importante autocritica sui risultati dell'austeritàin Grecia e sui suoi costi sociali in un Report del 2017. Nonostante questo, però, l'austerità non viene messa in discussione del tutto.
Quattro anni fa su questo blog (clicca qui) ci siamo chiesti se il vero obiettivo dei paesi creditori non fosse piuttosto permettere ai capitali nazionali di fare shopping di asse…

Turchia: il vincolo della Bilancia dei pagamenti

In un circolo vizioso di svalutazione ed inflazione, la lira turca è in caduta libera: -16% nella sola giornata di venerdì. 
Il Financial Times ricostruisce la storia recente dell'economia turca: negli ultimi anni le politiche monetarie espansive di Stati Uniti ed Europa hanno incoraggiato gli investitori a cercare attività con tassi di interesse più elevati in paesi emergenti come la Turchia, dove l'afflusso di capitali ha favorito una forte crescita economica finanziata anche e soprattutto dal credito facile. Con la fine del Quantitative easing nei paesi avanzati, i capitali hanno smesso di affluire così facilmente nell'economia turca.
Il problema più grande a questo punto è diventato quello di finanziare il debito estero. L'indebitamento estero del settore privato supera il 50% del Pil ed il deficit delle partite correnti è ben il 6% del Pil. E' soprattutto qui che si è scatenato il panico degli investitori. 
L'economista postkeynesiano Anthony Thirwall*, criti…

Valorizzazione Dottorato nella Pubblica Amministrazione: le proposte ADI

Rilancio su questo blog un importante post preparato per il sito di ADI Benevento:

ADIha portato oggi al Ministero della Pubblica Amministrazione le sue proposte per la per la Valorizzazione del titolo di Dottorato nel settore pubblico. Il sottosegretario On. Mattia Fantinati le ha accolte con interesse e si è impegnato a valutarle prima del prossimo incontro.
In sintesi, ADI propone: Creazione di canali di accesso dedicati per i dottori di ricerca nei concorsi pubblici;Valorizzazione del titolo in sede concorsuale;Riconoscimento del dottorato come esperienza lavorativa;Reintroduzione del diritto al congedo per il conseguimento del primo dottorato di ricerca, sottraendolo alla discrezionalità del dirigente;Valorizzazione del dottorato di ricerca ai fini delle progressioni economiche.La proposta completa è consultabile sul sito di ADI: clicca qui.





Disoccupazione tecnologica e rapporti di forza

I robot sostituiranno presto il lavoro umano lasciando dietro di sé solo disoccupazione di massa? Il timore è talmente diffuso da aver contribuito anche alla realizzazioni di studi sul tema: l'Università di Oxford avverte che il 47% dei posti di lavoro degli Stati Uniti è a rischio a causa robot e McKinsey & Company ne stima circa un terzo in pericolo. Numeri incontrovertibili? 
Mark Paul, autore del report del Roosevelt Institute "Don't fear the Robots", spiega su Project Syndicate che non è affatto detto che sia davvero così. E' vero che alcune innovazioni distruggeranno alcuni tipi di lavori e, d'altronde, è sempre stato così: abbiamo sempre assistito alla distruzione creatrice di vecchie professioni in favore di nuove. 
La differenza con il passato? Mark Paul la riassume in un dato. Negli Stati Uniti dal 1948 al 1973 la produttività è aumentata, soprattutto grazie all'innovazione, del 96,7%. Nello stesso periodo, i salari orari sono cresciuti del 91…

ADI Benevento è online!

ADI Benevento è ora online con un sito tutto suo: adibenevento.blogspot.com!
L'Associazione dottorandi e dottori di ricerca di Benevento ha ora una nuova piattaforma per comunicare e interagire con i suoi iscritti, con il territorio e con le istituzioni.
Visita il nostro sito per scoprire chi siamo, le nostre convenzioni, i nostri contatti e tanto altro!

PS Un ringraziamento speciale a tutti coloro che mi hanno dato consigli preziosi e determinanti durante la fase di costruzione del blog!






Verità per Giulio Regeni e Free Amal Fathy

ADIeADI Benevento chiedono libertà e giustizia per i consulenti della famiglia di Giulio Regeni perseguitati in Egitto. 
Amal Fathy è ancora in carcere e Giulio, dottorando italiano brutalmente ucciso due anni fa in Egitto, non ha ancora trovato giustizia. ADI, che aderisce alla campagna "Verità per Giulio", promuove lo sciopero della fame lanciato dalla mamma di Giulio e lancia la fotostaffetta #FreeAmalFathy.



Pianta: Governo italiano neoliberista

Mario Pianta, economista all'Università Roma Tre, commenta il Contratto di governo 5 Stelle - Lega su Social Europe in un articolo intitolato "Politica Lib-Pop: Perché Il Nuovo Governo Italiano È Più Neoliberista Che Populista". La flat tax, l'assenza di patrimoniali, il ridimensionamento dei controlli sulle piccole imprese e sui lavoratori autonomi, l'assenza di nuovi controlli e limitazioni alle attività degli istituti finanziari e delle banche rappresentano misure che - a parere del professore - renderanno l'Italia un paradiso neoliberista simile all'Irlanda:

"Tutto ciò renderà l'Italia un paradiso neoliberista per le imprese, in competizione con l'Irlanda nella corsa verso il basso delle tasse aziendali in Europa, offrendo spazio per la sopravvivenza delle piccole imprese italiane drammaticamente colpite da un decennio di crisi. In questo modo, il trasferimento di reddito al 20% più ricco di italiani sarà enorme, con i più ricchi a benefic…

La filosofia economica 5 stelle - Lega

Nel cd. Contratto di governo si delinea il programma economico del possibile Governo 5 Stelle - Lega. Difficile sintetizzare il tutto ma, nonostante alcune proposte ancora incomplete, è comunque possibile cercare la filosofia di fondo dell'economia gialloverde. 
I punti cardine e le novità più radicali si trovano nel fisco e nel welfare. Cominciamo dallanon flat tax a due aliquote con deduzioni. La prima aliquota è il 15% per i redditi fino a 80mila euro, esclusa una no tax area per "bassi redditi" non ancora definiti. La misura è poco progressiva perchè dal "basso" reddito fino a 80mila euro esistono comunque dichiarazioni dei redditi via via crescenti alle quali corrispondono propensioni al consumo via via decrescenti. In altre parole, chi dichiara 20mila euro tende a consumare una quota parte del proprio reddito maggiore rispetto a quella di chi ne dichiara 50mila e ancora maggiore rispetto a chi ne dichiara 80mila. Tassare allo stesso modo, con la stessa ali…

CEO: Porte girevoli tra controllori e banche

Il Corporate Europe Observatory (CEO), gruppo di ricerca che indaga sulle attività di lobbying nell’Unione europea, ha di recente denunciato un problema di “porte girevoli” tra le autorità che devono vigilare sul settore bancario e finanziario e gli stessi istituti bancari e finanziari.
In particolare, nell’articolo pubblicato lo scorso 11 maggio sul proprio sito, l’Osservatorio spiega che due Commissari su tre, quattro Direttori su cinque ed un Capo Unità su tre fra quelli che hanno lavorato nei Dipartimenti di regolamentazione finanziaria della Commissione europea tra il 2008 e il 2017 hanno poi lasciato la Commissione e trovato lavoro proprio nel settore finanziario che avevano il compito di vigilare. A parere degli autori della ricerca, il problema di “porte girevoli” tra gli uffici del regolatore e gli uffici del regolato è più che evidente. Il sospetto in questi casi è che il regolatore non sia del tutto imparziale se vi è concreta possibilità di impiego presso le imprese che ha …

Del Sessantotto e di altri demoni

A 50 anni esatti dall’esplosione dei celebri moti del Sessantotto il mondo ricorda gli eventi di quell’anno e si interroga sulle loro concrete conseguenze socio-politiche. Vi è chi sostiene che quella sia stata la miccia per molte delle successive conquiste della classe lavoratrice e chi, al contrario, sostiene che in quel movimento si trovi l’origine dell’esplosione dell’individualismo e del liberismo dei nostri tempi.
Thomas Piketty, autore del celebre Le capital au XXIe siècle, nel suo blog su Le monde sostiene con fermezza che il ’68 francese fu tra le principali cause della riduzione delle disuguaglianze sociali in Francia. Secondo l’economista, dal 1945 al 1967 l’economia della fase post-bellica è cresciuta ma con scarsa attenzione al tema dell’uguaglianza, tanto da veder crescere la quota profitti sul Pil sempre più della quota salari. Il maggio ’68 è stato un punto di rottura: le rivendicazioni di studenti ed operai hanno portato ad una drastica riduzione delle disuguaglianze c…

L'economia italiana tra Jean Pisani-Ferry e la legge di Say

L'economista Jean Pisani-Ferry, professore all'Hertie School of Governance di Berlino, ha di recente commentato lo stallo della politica italiana in un articolo su Project Syndicate. L'economista mette in guardia sui pericoli di tale stallo e sulla fragilità della situazione dei conti pubblici del paese, ma sottolinea anche che il debito pubblico pari al 132% non è ascrivibile a recenti politiche all'insegna della finanza allegra. Citando l’autore:

"L'elevato debito pubblico italiano non è il risultato dei deficit pubblici eccessivi - per lo meno non di quelli recenti. Con l'eccezione del 2009, il bilancio primario (che esclude il pagamento degli interessi) è stato in avanzo negli ultimi 20 anni. Nessun altro paese dell'area euro può vantare una performance del genere".

Studiando i dati della nostra economia, il professore arriva alla conclusione che negli ultimi vent'anni sia stata la bassa crescita  la causa principale dell'aumento del rap…