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Nasce ADI Benevento!

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Dottorandi  e  dottori di ricerca  dell' Università del Sannio  si sono riuniti oggi per eleggere il Consiglio direttivo di  ADI Benevento . Da oggi lotteremo con  ADI  per costruire un futuro migliore per tutti i dottorandi e ricercatori d'Italia dentro e fuori la vita accademica! Eletti all'unanimità: Francesco Izzo  - Coordinatore Laura Bonito  - Vice Coordinatore Evelina Compare  - Tesoriere Vittorio Catani  - Vice Tesoriere Angelantonio Viscione  - Responsabile della Comunicazione

In piazza l'8 Marzo: il pane ma anche le rose, WSI

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In occasione della  Giornata Internazionale delle Donne  il movimento femminista ha scioperato ed è sceso nelle piazze di 40 città italiane per rivendicare diritti, parità di salario, meno precarietà e conciliazione tra vita privata e lavoro. Come rileva l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, infatti, nell'area Ocse il  gender wage gap  è del 14%, ossia le donne guadagnano in media il 14% in meno degli uomini e, rispetto ad essi, svolgono quasi il doppio del cd.  lavoro gratuito  come, ad esempio, quello domestico o la cura dei figli (v. Figura seguente). Iniziative come le manifestazioni di questo  8 marzo  ci ricordano il senso della celebrazione, una giornata di memoria di tutte le lotte e le conquiste delle donne e delle lavoratrici nel corso della storia. Le marce di protesta delle lavoratrici statunitensi tenute all'inizio del Secolo scorso ed il tragico incendio nella fabbrica della  Triang...

L'economia di Salvini e Berlusconi: mercato e disuguaglianze

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Il centrodestra di  Berlusconi  e   Salvini  si presenta alle prossime elezioni politiche con il cosiddetto "Programma per l'Italia". Le loro  proposte fiscali  sono riconducibili a una chiara visione dell'economia: meno Stato e più mercato. Difficile commentare in poche righe tutte le proposte del centrodestra ma, in estrema sintesi, il programma ruota intorno alla  riduzione generale delle tasse. Lo scopo però non è dare maggior potere d'acquisto alle famiglie, altrimenti il programma avrebbe previsto maggiore progressività fiscale. Il sistema fiscale proposto distingue invece poco o nulla tra i diversi livelli di reddito e ricchezza dei contribuenti, nonostante i livelli di  disuguaglianza  in Italia siano già molto elevati. Guardiamo ad esempio alle ultime rilevazioni dell'Ocse sul reddito disponibile delle famiglie italiane (ossia il reddito disponibile dopo tasse e trasferimenti). Nel 2015 ben il 3...

Dati Istat: siamo sempre più precari, WSI

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L' ISTAT  diffonde oggi le stime sulla crescita e sull'occupazione italiana a gennaio e comunica un aumento di 0,2 punti percentuali del tasso di disoccupazione rispetto a dicembre, ma anche un contemporaneo aumento del numero delle persone che cercano lavoro. Il numero degli occupati cresce infatti dello 0,1%. La vera notizia però è che  la crescita del numero degli occupati è tutta da attribuire al lavoro dipendente a termine . Si legge nel Rapporto: "A gennaio 2018 crescono i lavoratori dipendenti (+0,3% rispetto a dicembre, pari a +54 mila), mentre calano gli indipendenti (-0,5%, -29 mila). Tra i dipendenti l’aumento è determinato esclusivamente dai lavoratori a termine (+2,3%, +66 mila) mentre calano i permanenti (-0,1%,  -12 mila)" In altri termini,  quel po' di lavoro creato è sempre più precario . Dopo anni di riforme del mercato del lavoro tese alla flessibilità (dal pacchetto Treu del 1997 fino al recente Jobs Act),...

Prodi e Renzi divisi sull'economia, WSI

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Romano Prodi  si schiera definitivamente con la  coalizione di centrosinistra  per le prossime elezioni politiche .  Il suo  endorsement   non va a Matteo Renzi ,   ma ad "Insieme", un cartello elettorale di partiti alleati con il Pd. Geometrie politiche a parte, cos'è che divide il Professore dall'ex sindaco di Firenze dal punto di vista economico? Una ricostruzione delle  due differenti visioni economiche , realizzata sulla base di libri pubblicati da Prodi e Renzi, è stata proposta di recente sulla rivista  Economia e Politica . In estrema sintesi, per  Renzi  la crescita dell'occupazione proviene in ultima analisi dalla  riduzione delle tasse  e dalla  semplificazione  del sistema economico e della burocrazia, comprese misure come l' eliminazione dell'articolo 18  che caratterizzano il  Jobs Act . Per  Prodi  non è sufficiente creare lavoro, ma è necessario  con...

Contro Trump l'anti-protezionismo non funzionerà

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I nuovi dazi imposti dal presidente degli USA Donald Trump hanno trovato la decisa opposizione dei leader europei presenti in questi giorni a Davos . L'accusa principale che è stata mossa al tycoon è quella di minacciare il libero scambio e la globalizzazione . La strategia dei nemici di Trump rischia però di essere controproducente. L'analisi del voto delle ultime elezioni USA ha chiaramente rivelato che le aree che ha conquistato Trump sono quelle colpite da anni di deindustrializzazione e crescita delle diseguaglianze , ossia quelle dove si concentrano i cd. perdenti della globalizzazione , sempre più poveri, inascoltati e disillusi. Sentimenti molto simili sono ormai presenti in molti dei paesi sviluppati anche in Europa. A guardare la realtà, in effetti, anni di liberalizzazione dei movimenti delle merci e dei capitali non hanno portato maggiore uguaglianza nel mondo e questo ce lo dice, ad esempio, il rapporto Oxfam . La quota della ricchezza prodott...

Debito pubblico: le controverse teorie della Commissione europea

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La Commissione europea ha di recente imposto al governo italiano di approvare una nuova manovra correttiva per ridurre il proprio deficit di bilancio . In altre parole, ci viene chiesto ancora una volta di rispettare rigidi vincoli sui conti pubblici con l’obiettivo dichiarato di abbattere progressivamente il debito pubblico [1] .  Dietro queste “raccomandazioni” si celano teorie economiche di ispirazione neoclassica  che la stessa Commissione europea ha richiamato espressamente nei propri documenti ufficiali [2] . Continua su Economia e Politica

La competitività italiana. Le imprese, i territori, le cittàmetropolitane, AA VV, Franco Angeli

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Questo Rapporto prende in esame la competitività dei sistemi produttivi, dei territori e delle città metropolitane italiane mediante alcuni indicatori innovativi, che si propongono di superare le difficoltà teorico-metodologiche presenti nei più noti studi delle istituzioni internazionali. L’esame viene condotto mediante l’elaborazione di due indicatori relativi alla dotazione produttiva e al contesto territoriale, e di un indice sintetico che tiene conto di queste due “dimensioni” della competitività. Le elaborazioni muovono da dati ufficiali, si spingono al livello delle province e delle città metropolitane e i risultati sono di sicuro interesse. Emergono, infatti, informazioni nuove e un quadro del Paese meno consueto e più articolato rispetto alle rappresentazioni abituali, in cui ad esempio alcune realtà territoriali settentrionali registrano performance inferiori ad altre meridionali e in cui le disparità nelle dotazioni infrastrutturali e produttive delle città metropolitane em...

Brexit o remain? Ovvero la guerra commerciale anglo-tedesca (con Riccardo Realfonzo)

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Gli squilibri delle bilance commerciali e i profondi processi di divergenza in atto nell’Unione Europea: sono queste le ragioni macroeconomiche di fondo del referendum sulla Brexit. Questioni con le quali, qualunque sarà l’esito del referendum, l’Europa dovrà fare i conti. Il referendum sulla Brexit fa suonare un nuovo campanello d’allarme sugli squilibri macroeconomici che dominano l’Unione Europea. Come già rilevato dal “ monito degli economisti ” pubblicato nel 2013 dal  Financial Times , l’Europa è preda di  processi di divergenza  interna sempre più intensi, che allontano ogni giorno di più i Paesi periferici, Italia inclusa, dai ritmi di crescita della Germania. Questi squilibri crescenti interessano anche i conti con l’estero dei Paesi europei ed è qui che riposano le principali ragioni economiche che hanno spinto parte dei britannici a invocare una uscita dall’Unione. A ben vedere, infatti, il principale problema che investe il Regno Unito, accentuatosi...

La Grecia, i creditori, il debito

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Da quando nel 2010 la Troika è subentrata nella gestione della crisi greca, imponendo austerity in cambio di aiuti finanziari, il debito pubblico del Paese è cresciuto di circa il 21% rispetto al Pil (dati Ameco).  In particolare, le misure imposte dai creditori miravano a ridurre il debito pubblico tramite la realizzazione di surplus di bilancio anno per anno. In altre parole, tagliando la spesa pubblica ed aumentando le tasse la Grecia si sarebbe indebitata sempre meno e avrebbe anche ripagato gli aiuti finanziari concessi. Il problema è che questa ricetta non era e non è sostenibile. Da un lato, infatti, il debito pubblico in valore assoluto si è ridotto (-6% dal 2010 al 2015) ma, dall'altro, l' austerity ha provocato un crollo del Pil di ben il 22%. Se il Pil si riduce ad un ritmo superiore del debito, il rapporto Debito pubblico - Pil, ovviamente, cresce.  Ben venga dunque il taglio del debito che chiede Tsipras, messaggio politico di forte impatto mediatico, pu...

Yellen, per l'economia reale o per le banche?

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Perchè la Fed ha aumentato il tasso di interesse ? Sostenere che la ragione sia prevenire ed evitare una fiammata inflazionistica in seguito della riduzione della disoccupazione negli Usa è piuttosto azzardato, sia sul piano teorico che pratico.  Sul piano teorico, la riduzione dei tassi di disoccupazione comporta necessariamente inflazione solo secondo scuole di pensiero mainstream . Secondo molte scuole eterodosse, al contrario, l'inflazione dipende prima dal conflitto distributivo che dall'occupazione in sè. In parole povere, in base al contesto storico e politico, il numero degli disoccupati sul totale della forza lavoro può anche ridursi ma non sufficientemente per far aumentare il potere negoziale dei lavoratori tanto da spingere su i salari (e con essi i prezzi). Sul piano pratico, le aspettative di inflazione oggi sono piuttosto basse. E allora perchè aumentare il tasso di interesse? Perchè rischiare di aggravare i costi di imprese e famiglie che si...

Il blog cambia

Meno post e più immagini. Meno parole e più pagine. Da ora in poi, il blog cambia stile: i post saranno forse più rari, ma anche più sintetici e più mirati. Le pubblicazioni saranno elencate nella pagina Pubblicazioni , accanto alla nuova pagina  Chi sono .     Si tenta di fare un blog più snello e di classe (nel senso socio-economico, s'intende). 

The Real Effects of a Euro Exit: Lessons from the Past (w/ Riccardo Realfonzo), International Journal of Political Economy

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Abstract:  In the debate between supporters and critics of the euro, the opposing ideological extremes have gotten it wrong. The most important lesson we can learn from the experience of the past is that the outcome, in terms of growth, distribution, and employment, depends on how a country remains in the euro; or, in the case of a euro exit, on the quality of the economic policies that are put in place once the country regains control of monetary and fiscal matters, and not on the fact of abandoning the previous exchange system. At the same time, historical experience suggests that countries with higher per capita income and more stable political institutions would be more likely to benefit from a euro exit.   Link:  International Journal of Political Economy Realfonzo R., Viscione A., “The Real Effects of a Euro Exit: Lessons from the Past”, International Journal of Political Economy, 2015, vol. 44, n. 3, pp. 161-173, ISSN 0891-1916

Costi ed efficienza dell’amministrazione pubblica italiana nel confronto internazionale (w/ Riccardo Realfonzo), Rivista Giuridica del Lavoro e della Previdenza sociale

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Abstract: Nel contributo, gli Autori dimostrano come, dal confronto internazionale, il numero complessivo e le retribuzioni dei lavoratori pubblici italiani non risultino elevati. Cio nonostante, negli ultimi anni si è assistito a rilevanti tagli orizzontali della spesa per la p.a. nella logica esclusiva di riequilibrare le finanze pubbliche, senza procedere alla riorganizzazione dei servizi. La pubblica amministrazione italiana ha invece problemi di efficienza che possono essere risolti attraverso la riqualificazione della spesa e alcuni investimenti nel ricambio generazionale. Link: Rivista Giuridica del Lavoro e della Previdenza sociale Realfonzo R. e Viscione A., “Costi ed efficienza dell’amministrazione pubblica italiana nel confronto internazionale”, Rivista Giuridica del Lavoro e della Previdenza sociale , 2015, n. 3, pp. 497-515, ISSN 0392-7229. LEGGI TUTTI I POST SULLA  PUBBLICA AMMINISTRAZIONE  C LICCA QUI

The Effects of a Euro Exit on Growth, Employment, and Wages (w/ Riccardo Realfonzo), Levy Economics Institute

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Abstract: A technical analysis shows that the doomsayers who support the euro at all costs and those who naively theorize that a single currency is the root of all evil are both wrong. A euro exit could be a way of getting back to growth, but at the same time it would entail serious risks, especially for wage earners. The most important lesson we can learn from the experience of the past is that the outcome, in terms of growth, distribution, and employment, depends on how a country remains in the euro; or, in the case of a euro exit, on the quality of the economic policies that are put in place once the country regains control of monetary and fiscal matters, rather than on abandoning the old exchange system as such. It all depends on how a country stays in the eurozone, or on how it leaves if need be. Link: Levy Economics Institute Realfonzo R. e Viscione A., “The effects of an exit from the euro on growth, employment andwages”, Levy Economics Institute, 2015, working paper n....