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Brevi riflessioni post-voto

Il voto ha bocciato il dogma, travestito da responsabilità, dell'austerità. Ha premiato, infatti, l'antimontismo di Berlusconi, penalizzato Monti e pure i continui flirt del Pd con l'ex premier tecnico.
Pochi si sono accorti dell'antimontismo di Rivoluzione Civile, perchè giustizialista e settario accrocchio di partitini in cerca di resurrezione, e di Sinistra ecologia e Libertà, perchè troppo debole rispetto al Pd all'interno della coalizione di centrosinistra.
Contro Monti e contro il Pd, ma anche contro Berlusconi e contro tutti gli altri, c'è il Movimento 5 Stelle che, infatti, è stato premiatissimo. 
Il voto, insomma, si è scagliato contro l'incapacità della classe politica tradizionale ad affrontare la crisi economica e, dunque, contro quella casta che continua a difendere i propri privilegi mentre impone sacrifici agli altri.  Ci sono tutte le ragioni del mondo in questa critica, ma il M5S non offre una solida e completa proposta alternativa, come dimostrano Giacchè o Marletto. La visione grillina e consolatoria di un mondo diviso tra casta incapace e cittadinanza virtuosa appare anch'essa debole e non c'è bisogno di scomodare Marx per rendersene conto: è sufficiente guardarsi intorno. 
Le contraddizioni del M5S (tra liberismo e antiliberismo, tra democrazia dal basso e regia dall'alto di Grillo/Casaleggio, tra libertà in rete e demonizzazione della stampa) scoppieranno prima o poi, e si spera in modo costruttivo, ma oggi è necessario che le forze politiche più votate si uniscano per imporre in sede europea una diversa strategia economica, con politiche di stimolo e non di austerità. 
I primi "no" di Grillo alla fiducia a Pd e SeL, motivati dalla sua ottusa guerra alla casta dei partiti (come se fossero davvero popolati da mitologici individui tutti uguali), sono solo altri regali a Berlusconi e agli speculatori.



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