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Europee e rinnovamento. Dov'è Sel?

Dopo il congresso del Pd, è la volta di quello di Sinistra ecologia e libertà. Protagonisti saranno due temi: le elezioni europee e l'alleanza col Pd. Quanto a quest'ultimo, è il solito vecchio ritornello "Pd-sì o Pd-no" e, probabilmente, condurrà alla solita conclusione: dialogo aperto e senza pregiudizi finalizzato a stringere un'alleanza elettorale. Una conclusione facilitata dalla virata verso sinistra del neo-segretario Renzi, più laico e meno liberista rispetto al passato.
Il vero tema scottante è quello delle elezioni europee e divide Sel tra sostenitori del socialista tedesco Shulz e sostenitori del candidato della sinistra Tsipras. Se la prima scelta sembra obbligata dal fatto che il partito di Vendola ha chiesto ufficialmente di aderire al Partito socialista europeo, la seconda sembra la più coerente con il proprio programma anti-austerity: il greco Tsipras si presenta con proposte di riforma dell'euro radicali e credibilità maggiore dei socialisti, specie alla luce del recente patto tra l'Spd e la Cdu che prevede salario minimo in Germania in cambio del "no" ad eurobond e debito condiviso in Ue. La pecca del suo programma sta nell'ignorarne le difficoltà d'attuazione e nell'escludere totalmente la preparazione di un piano B. Una scelta che risente sicuramente dell'influenza del leader Tsipras se, come nota Grazzini, "è possibile che in Grecia sia stato opportuno non proporre l'uscita dall'euro, anche perché il bilancio pubblico del piccolo paese era irrimediabilmente disastroso, la speculazione colpiva duramente, e perché la Grecia è un paese importatore. La Grecia ha cercato di salvarsi con la UE. Ma le condizioni di ogni paese europeo sono diverse e specifiche". Allo stesso tempo, inoltre, è legittimo aver paura dell'ennesimo esperimento in salsa italica di lista della società civile (si ricordi Rivoluzione Civile di Ingroia) e di tornare tra le braccia di Rifondazione Comunista (dato che Sel è nata da una scissione in quel partito). La soluzione sarebbe "guidare" quella lista, ma un consenso elettorale limitato tra il 3 e il 4% non aiuta affatto.
Nulla vieta di portare avanti la propria battaglia contro l'austerità all'interno del variegato mondo dei socialisti europei con l'ambizione di ridurre a minoranza la parte liberista di quel mondo (un tempo si diceva "dentro e contro"), ma Sel non ha il peso politico per sostenere una sfida del genere. 
Il problema, dunque, è in entrambi i casi l'irrilevanza di una forza politica che oscilla sul 3% dei consensi. Quello di cui ha bisogno Sel, quindi, non è inseguire i socialisti a tutti i costi o il  programma preparato da Tsipras, ma affermare una propria forte identità che sia riconoscibile dagli elettori.
E qui si arriva ad un terzo tema che, molto probabilmente, non verrà affrontato al congresso: quello del "rinnovamento" necessario per mettere la politica davanti ai politici e far crescere i consensi. Altrove celebratissimo, lo slogan del rinnovamento ha fatto la fortuna di persone come Renzi che ne incarnavano solo uno anagrafico e d'immagine. Un partito come Sel è mediaticamente descritto come personale e modellato intorno alla figura del solo Nichi Vendola e, di conseguenza, il suo destino è legato a quello del leader. La sua vittoria alle primarie pugliesi contro il candidato del Pd Boccia gli ha permesso di portare il partito verso il 7% dei consensi, ma i risultati più recenti si sono rivelati deludenti: voti alle primarie nazionali sotto le attese ed elezioni politiche ai limiti della soglia per entrare in Parlamento. Le vicende giudiziarie che hanno interessato Vendola, anche se solo indagato, non aiutano a risollevare l'immagine del governatore pugliese. La telefonata di Vendola ad Archinà non cancella certo le sue leggi regionali anti-veleni, ma ridere del gesto prepotente di un potente ai danni di un giornalista che fa delle domande legittime svela una “diplomazia” davvero di cattivo gusto (d’accordo che saranno pure parole di convenienza pronunciate quando e perchè l’Ilva minacciava di licenziare, ma sono parole che cozzano con i classici valori della sinistra).
Per Sel è il momento dello svezzamento. Un passo indietro di Vendola, ad esempio lanciando un dibattito sulla scelta di un nuovo candidato alle prossime primarie/elezioni, sarebbe una sorpresa e potrebbe giovare all’immagine del partito. Senza mettere in discussione l'onestà e le capacità del fondatore di Sel, un'operazione di rinnovamento, anche solo di facciata (!), può cambiare l'immagine percepita dagli elettori e mettere il programma davanti a tutto. A questa operazione mediatica va affiancata un'operazione di ascolto e coinvolgimento dei movimenti della società civile, come suggeriva Marco Furfaro su il manifesto, recuperando lo spirito delle ormai abbandonate Fabbriche di Nichi, in modo che Sel diventi l'interlocutore naturale dei movimenti per l'acqua pubblica, di quelli per la scuola pubblica, di quelli contro le grandi opere inutili ecc. Con questa operazione non risulterà difficile "guidare" una lista Tsipras senza esserne schiacciati.
Sel deve mettere il programma, magari anche sintetizzato in pochi punti (5 - 10), davanti alle persone. Poi potrà portare quei punti nel programma dei socialisti o in quello di Tsipras ma, soprattutto, potrà portarlo in Parlamento europeo (e in quello italiano) tramite i propri rappresentanti.

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