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Di Renzi e del Pd

Il Congresso del Pd si avvicina, ma non tutti hanno chiara l'idea di partito che offre il favorito: Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze, si sa, parla molto per slogan e poco di programma. Liquidandola con una battuta, Renzi è quello che all'Assemblea dice con enfasi: "vogliamo interrogarci su perché non ci votano più gli operai!?", mentre altri come Pippo Civati entrano un po' più nel nel merito: "non prendiamo i voti degli operai? Forse non e' una grande idea andare alla corte di Marchionne...", ricordando le vecchie e nuove simpatie del sindaco di Firenze per Marchionne e la sua politica discriminatoria e antisindacale in fabbrica. Rimanendo in campo Fiat, c'è un altro amato leader piddino che coltiva il proprio feeling con il manager, Enrico Letta, che pure attira le frecciatine della sinistra interna del partito: "dopo la cena americana con Marchionne (...) inviterei a cena gli operai discriminati dalla Fiat", punzecchia Orfini.
Renzi e Letta, appunto. I leader più amati oggi dagli italiani: i sondaggi assegnano il primo posto al sindaco di Firenze, con il 32,8%, e il secondo all'attuale premier, con il 17,2%, ben lontano dal terzo, Silvio Berlusconi (8,1%). Non è un caso, infatti, se consulenti politici e giornalisti, da Barberis ad Ajello, vedono il futuro del Pd nelle mani di uno dei due o di entrambi e se i collaboratori dell'attuale premier parlano di ipotesi candidatura già al Congresso. Quello che può essere considerato come l'erede di un'area bersaniana o di sinistra piddina, Gianni Cuperlo, candidato ufficiale al Congresso, non sembra neanche della partita. Al massimo, può servire a posizionare una minoranza rispettabile a vocazione socialdemocratica all'interno di un partito di governo ed evitare, quindi, fughe dal Pd. Così come la candidatura di Pippo Civati può servire a tener dentro gli elettori più dissidenti. Al timone, però, ci sono Renzi e/o Letta. Come previsto su questo blog ai tempi delle votazioni per il Quirinale, insomma, la ruota ora gira e il Pd va verso destra. 
Il sindaco di Firenze, però, sta giocando bene la sua partita anche nel campo sinistro: parla di un Pd nell'Internazionale Socialista, i suoi prendono le distanze dai popolari europei per abbracciare convintamente i progressisti socialdemocratici e persino il suo programma economico ha diluito la vocazione liberista dei tempi delle primarie per il leader della coalizione di centrosinistra (anche se era solo un annetto fa!). Un'apertura verso sinistra che può solo far piacere e che, col tempo, può maturare e diventare una valida proposta di alternativa al pensiero dominante. Ad oggi, però, l'offerta di politica economica renziana lascia ancora forti perplessità. Privatizzazioni, contratti di lavoro a tutele crescenti e politica europea, come spiega Riccardo Realfonzo, sono punti di debolezza nel programma di Matteo Renzi e non aiuteranno ad uscire dalla crisi.
La sinistra piddina, quella destinata alla minoranza, si presenta alla sfida del Congresso con idee nettamente migliori. Se il sindaco di Firenze punta ad un deciso abbattimento del debito pubblico, Cuperlo, invece, sostiene che la svolta passa proprio attraverso la fine dei tabù sui conti pubblici e, come dimostra in merito la ricerca economica, quello superato e ormai da rottamare è il programma renziano. Inoltre, se il primo punta su contratti di lavoro alla Boeri-Ichino (contratto unico in cui durante i primi tre anni il lavoratore non ha diritto al reintegro in caso di licenziamento, che viene semplicemente monetizzato), il secondo ha una proposta meno precaria e globalmente più incisiva. I cuperliani, infatti, propongono un coordinamento della contrattazione salariale a livello europeo ed uno "standard retributivo" fondato sul presupposto che tutti i paesi dell'Eurozona garantiscano una crescita minima dei redditi da lavoro e pensioni, in modo da evitare le asimmetrie tra economie forti e deboli che, determinando surplus crescenti soprattutto per la Germania a fronte di deficit commerciali per i paesi periferici, alimentano la crisi dell'area euro.
Questo post non vuole essere a favore di una segreteria cuperliana, ma il confronto tra i due programmi economici evidenzia i limiti di quello che sembra destinato ad essere il profilo del Pd del futuro (e forse di un Governo futuro). Anzi, la candidatura più interessante per scuotere il partito, e soprattutto sintonizzarlo con la base elettorale, potrebbe rivelarsi quella di Pippo Civati, iniziale compagno di strada di Renzi negli incontri di Prossima Fermata Italia, finchè il sindaco di Firenze non si è allontanato da un movimento che si rivelava sempre più radicale. A tal proposito, non è da sottovalutare neanche il tentativo di sintonizzazione con la base di Fabrizio Barca, non candidato alla segreteria, ma prezioso contributore al dibattito sulla forma-partito ideale. Renzi, al contrario, si dedica a relazioni di ben diverso tenore (chi dimentica  l'incontro a porte chiuse con il mondo della finanza?) ed alla base non dedica che il tempo di uno slogan.
In conclusione, un post che vuole indagare su quello che sembra il favorito a diventare il leader del principale partito della sinistra italiana non può che evidenziare come il programma del "giovane" Renzi non sembri così al passo coi tempi e come il suo profilo politico non sembri maturo abbastanza da portare il Paese e l'Europa fuori dalle crisi politica e dalla crisi economica che stiamo attraversando.




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