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L'economia di Salvini e Berlusconi: mercato e disuguaglianze



Il centrodestra di Berlusconi e Salvini si presenta alle prossime elezioni politiche con il cosiddetto "Programma per l'Italia". Le loro proposte fiscali sono riconducibili a una chiara visione dell'economia: meno Stato e più mercato. Difficile commentare in poche righe tutte le proposte del centrodestra ma, in estrema sintesi, il programma ruota intorno alla riduzione generale delle tasse.
Lo scopo però non è dare maggior potere d'acquisto alle famiglie, altrimenti il programma avrebbe previsto maggiore progressività fiscale. Il sistema fiscale proposto distingue invece poco o nulla tra i diversi livelli di reddito e ricchezza dei contribuenti, nonostante i livelli di disuguaglianza in Italia siano già molto elevati.
Guardiamo ad esempio alle ultime rilevazioni dell'Ocse sul reddito disponibile delle famiglie italiane (ossia il reddito disponibile dopo tasse e trasferimenti). Nel 2015 ben il 39,4% del reddito disponibile spettava al 20% delle famiglie più ricche, mentre solo il 6,7%  al 20% più povero. Anche avvicinando i due estremi, le considerazioni non mutano nella sostanza: il 62,8%  del reddito disponibile spettava al top 40% di famiglie e solo il 19,6% al 40% di famiglie più povere.





Fonte: Mia elaborazione su dati Ocse (OECD Income Distribution Database (IDD), http://stats.oecd.org/Index.aspx?DataSetCode=IDD)


Con le proposte di Salvini e Berlusconi le disuguaglianze non possono che aumentare. La Flat Tax, ad esempio, con l'aliquota unica proposta del 23% su tutti i redditi oltre i 12.000 euro annui, è fortemente regressiva. Oltre la soglia indicata, infatti, vi troviamo dichiarazioni dei redditi via via crescenti alle quali corrispondono propensioni al consumo via via decrescenti. In altre parole, chi dichiara 20.000 euro tende a consumare una quota parte del proprio reddito maggiore rispetto a quella di chi ne dichiara 100.000. Tassare allo stesso modo, con la stessa aliquota, chi ha propensioni al consumo differenti è chiaramente controproducente se si vuole stimolare la domanda aggregata dei consumatori. Lo scopo della misura è chiaramente un altro: ridurre il perimetro dello Stato nell'economia.
Discorso simile vale per altre proposte, come l'abolizione generale della tassa sulla prima casa o la cancellazione indiscriminata della tassa sulle successioni, che non faranno altro che aumentare le disuguaglianze e ridurre le entrate fiscali dello Stato.
Il punto è che con un prelievo fiscale inferiore ai livelli più alti della piramide sociale, lo Stato incasserà meno entrate e le spese in servizi pubblici come sanità ed istruzione si ridurranno ulteriormente. Le fasce più povere ed i ceti medi, che sono quelli che beneficiano maggiormente di questi servizi, saranno i veri perdenti di un simile sistema fiscale.




su twitter: @AngelantonioVis

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